C’è lavoro nel settore calzature!

La formazione è la risposta concreta con cui possiamo avviare un processo di rilancio del calzaturiero italiano e confermarne il primato nel mondo”, così Siro Badon, presidente Assocalzaturifici, introduce un tema cruciale per il settore scarpe, fondamentale volano dell’economia italiana.

 

Nell’attuale dibattito politico si parla tanto di rilanciare il lavoro in Italia, soprattutto per i giovani. Le soluzioni non sembrano facili da trovare, nonostante in molti settori, soprattutto del manifatturiero, non manchi la richiesta di nuove leve.
Nel settore calzaturiero, per esempio, di lavoro ce ne sarebbe! Ma quale lavoro e quali sono le reali esigenze delle aziende? In questo articolo – grazie al contributo dell’Associazione di riferimento del comparto e di importanti aziende di componenti e prodotto finito – prendiamo in esame:
– la situazione del mercato del lavoro fra le aziende della filiera calzature
– l’importanza di investire in formazione
– quali profili cercano le aziende e quali attitudini richiedono
– i percorsi formativi da intraprendere per assicurarsi una posizione

©RossiModa

IL MERCATO DEL LAVORO NEL SETTORE CALZATURE

È Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici e importante imprenditore nel settore delle calzature,
a introdurre il tema: «Le aziende calzaturiere stanno attraversando una fase molto delicata, contrassegnata dal ricambio generazionale, soprattutto per quanto riguarda le figure impiegate nella fascia produttiva. Si stima che nell’intero sistema moda, da qui a tre/cinque anni, mancheranno 48.000 tecnici.
Il timore è che, nonostante siano specializzate, le scuole che si occupano del nostro comparto non saranno in grado di colmare questo importante divario, sia in termini numerici che di know-how. Per imparare bene il mestiere, infatti, non basta una preparazione accademica. I giovani, inseriti in azienda, hanno la necessità di essere affiancati dai più esperti per imparare a fondo le varie dinamiche. Ciò richiede un fortissimo investimento, in tempo e risorse economiche, che spesso le imprese non hanno la possibilità di attuare».

 

Helene Zago e Isabella Dibitonto, rispettivamente direttrice risorse umane e responsabile ricerca e selezione del personale di RossiModa, prestigioso calzaturificio veneto, spiegano ulteriormente la situazione in cui versa il mondo della produzione calzaturiera: “L’età media nei nostri vari reparti di produzione (dal taglio al finissaggio) è particolarmente alta, il che pone l’urgente problema del ricambio generazionale. Noi lo stiamo affrontando già da 6 anni attraverso la nostra scuola interna che forma giovani aspiranti con corsi di 2 o 3 mesi, trasmettendo loro un “saper fare” sia tecnico che teorico. Li prepariamo per poi affiancarli a profili senior che possano completare la loro preparazione sul campo, in particolare nei settori montaggio e finissaggio.
Tramite la collaborazione con il Politecnico Calzaturiero e l’agenzia per il lavoro Umana, e sfruttando la formula FormaTemp, abbiamo inoltre attivato un corso di formazione personalizzato sulle nostre esigenze (orlatura, montaggio e controllo qualità) che ci permette di lavorare con 10 o 12 ragazzi a cui poi offriamo uno stage. Un terzo di loro, mediamente, viene infine assunto”.
Molto simile l’esperienza di ARSUTORIA school, di cui parla il suo direttore, Matteo Pasca: “Giovani orlatrici pronte da inserire nel mercato del lavoro non ce ne sono, come ci ha confermato la richiesta di un calzaturificio del distretto di Parabiago che ha deciso di investire in un corso di formazione per 8 figure professionali. Così abbiamo allestito, presso la nostra sede milanese, un laboratorio per l’orlatura e avviato una collaborazione tra l’azienda (che preferisce rimanere anonima) e un’agenzia interinale. L’intesa ha permesso a 8 ragazze (alla prima esperienza o in percorso di reinserimento professionale) di seguire gratuitamente un corso di formazione che ha previsto lezioni frontali ed esperienza in fabbrica. Il corso, co-finanziato dal fondo FormaTemp, ha condotto alla piena assunzione di tutte le partecipanti”.
È ancora Siro Badon, infine, a far emergere un’ulteriore problematica: “Il nostro settore offre molte opportunità di lavoro, è evidente, ma il comparto non risulta particolarmente attrattivo per le nuove generazioni. È pertanto necessario rinverdirlo, donargli nuovo appeal sia verso i giovani che verso le loro famiglie. Spiegare in modo chiaro le tante e vantaggiose opportunità lavorative che il settore offre”.

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PERCHÉ È IMPORTANTE INVESTIRE IN FORMAZIONE

Lo spiega bene Silvia Paganini, co-titolare del Tacchificio Villa Cortese e Presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Alto Milanese: “Per quanto riguarda il mondo dei componenti della calzatura (ma il concetto, riteniamo, risulta valido per l’intera filiera, n.d.r), la crescita delle grandi griffe ha comportato un adeguamento delle strutture aziendali. Ora è necessario essere ben organizzati, ma sempre flessibili, fornendo un’accurata attenzione a prodotto e servizi. Attraverso l’open innovation, la contaminazione con l’intera filiera e forti investimenti in ricerca e sviluppo, ci si deve porre nei confronti dei nostri clienti non solo come fornitori, ma come partner e solution provider con l’obiettivo di anticipare le loro esigenze tecniche e commerciali. È chiaro che per un lavoro ormai così complesso è necessaria una continua formazione per chi già occupa posizioni nel mondo del lavoro e per chi deve entrarci”.
Siro Badon ribadisce il concetto: “Assocalzaturifici è fermamente convinta che investire sulla formazione e sulle competenze sia altamente strategico per il futuro del comparto. È, infatti, fondamentale formare nuove figure professionali in grado di innovare le aziende del calzaturiero Made in Italy e coniugarsi al meglio con la nostra tradizione e gli standard di eccellenza che caratterizzano la nostra produzione”.

©ARSUTORIA school

QUALI PROFILI E ATTITUDINI SONO RICHIESTE

Dopo aver ascoltato tutti gli interlocutori pare evidente che, pur contando le competenze tecniche specifiche, abbiano valore, per le aziende della filiera calzature, anche le cosiddette soft-skill: quelle attitudini di curiosità, capacità di apprendimento e di lavorare in gruppo, oltre alla disponibilità al ‘sacrificio’.
“Le professionalità chiave all’interno della nostra azienda – spiega Silvia Paganini – sono senza dubbio quelle tecniche, le più difficili da reperire sul mercato. Ma, nella crescente complessità dettata dalla velocità di adeguamento alle nuove tecnologie e dalla frammentazione delle commesse, le competenze tecniche non bastano più: serve creatività e capacità di lavorare in team, prerequisiti di tutti i processi di innovazione; servono attitudine al cambiamento, unica costante rispetto alla volatilità delle competenze, nonchè flessibilità e curiosità”.
Per Siro Badon “le aziende del settore cercano giovani motivati, appassionati e, soprattutto, che abbiano voglia di imparare”.
Da RossiModa aggiungono: “Cerchiamo persone anche prive di qualsiasi esperienza. Ciò che conta di più, per noi, sono le motivazioni. La competenza specifica la forniamo in seguito. Altro aspetto importante è comprendere perfettamente le aspettative dei candidati (e in tal senso le agenzie del lavoro risultano fondamentali per aiutarci a operare una prima scrematura) perché è cruciale pesare le reali ambizioni dei ragazzi: devono essere calibrate e commisurate con le esigenze dell’azienda. Spiego perché: la formazione di queste persone è un investimento a lungo termine, di cui apprezziamo i risultati dopo circa 3 anni. E dovrà passare ancora diverso tempo per poter disporre di buoni pre-montatori, per esempio. È una scommessa che implica, quindi, un notevole investimento di risorse, perciò la selezione iniziale deve essere particolarmente accurata”.

Sempre alle responsabili di RossiModa chiediamo le caratteristiche che deve avere non solo una figura di produzione, ma anche quella di un Product Manager: “Per noi è un ruolo cruciale. Ogni maison nostra cliente è seguita da un gruppo di lavoro dedicato e i vari uffici di sviluppo prodotto devono interpretare le esigenze degli uffici stile interni ai vari brand per poi ingegnerizzare le collezioni. I nostri product manager provengono per il 50% dal mercato (profili senior) e per il resto da un percorso formativo interno in cui sono stati coinvolti anche tutti gli assistenti. Un lavoro molto impegnativo, che ha richiesto 5 anni di tempo. Abbiamo selezionato profili dal mondo economico (in prevalenza provenienti dallo IUAV di Venezia) o da esperienze come IED e Marangoni. Persone con un background universitario che non per forza avessero conoscenze calzaturiere pregresse”.

©ARSUTORIA school

PERCORSI FORMATIVI

In qualità di Presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Alto Milanese, Silvia Paganini sottolinea: “Crediamo fortemente nella collaborazione con le scuole. I giovani studenti sono gli attori del futuro, i nuovi imprenditori e i nuovi collaboratori. Siamo convinti sia indispensabile investire su di loro per garantire continuità e solidità al futuro delle nostre aziende e del Made in Italy. Collaborare con ARSUTORIA school in numerosi progetti, per esempio, ci ha permesso di creare consapevolezza riguardo le professionalità del settore calzaturiero e di supportare le aziende, formando adeguati profili tecnici”.
Anche Assocalzaturifici si dice soddisfatta della partnership con l’istituto milanese: “È un bilancio sicuramente positivo quello per i due progetti IFTS ‘Tecnico di industrializzazione del prodotto e del processo per il settore calzaturiero lombardo’ attivati con ARSUTORIA school. Percorsi che hanno portato a preparare e motivare molto bene gli allievi, inseritisi poi nelle aziende con reciproca soddisfazione. Purtroppo, la formula dell’IFTS presenta due problematiche: è oggetto di bando e finanziamento da parte di Regione Lombardia e, perciò, non consente di dare continuità al percorso. In secondo luogo, i tempi del finanziamento non permettono un’adeguata promozione dell’iniziativa con il rischio di non ricevere sufficienti adesioni”.

Da ricordare che Arsutoria non si limita a formare le figure professionali dedicate alla produzione, ma anche quelle che operano in ambito design o manageriale.
È al servizio del settore grazie alla formazione finanziata dai fondi interprofessionali ed eroga workshop brevi plasmati sulle esigenze delle aziende: dagli addetti alle vendite al personale degli uffici, risorse umane, ecc.

Oppure con i corsi ad hoc per chi desidera lanciare il proprio marchio di calzature: 4 giorni in cui si impara come affrontare il design delle prime collezioni e come collaborare con le fabbriche. Pensato per chi vuole creare un proprio marchio di calzature, le vuole produrre in Italia o in Europa, e vuole evitare i principali errori causati dalla mancanza di esperienza, per partire in maniera efficiente ed essere competitivo.

E poiché le sneaker, negli ultimi anni, si sono imposte sul mercato delle calzature come uno dei prodotti di riferimento assoluto, capace di influenzare profondamente anche il mondo della moda e visto che, oggi, non vi è marchio di rilievo che non proponga sneaker nelle proprie collezioni, ARSUTORIA school ha deciso di lanciare un nuovissimo corso di 4 settimane per apprendere design, modelleria e prototipia delle sneaker.

Per chi, invece, desidera formarsi come figura professionale a tutto tondo, in grado di entrare preparato nell’industria delle calzature, ARSUTORIA school offre il programma intensivo di un anno. Un approccio molto pratico attraverso cui apprendere ogni aspetto della produzione di scarpe: dal design alla realizzazione di modelli, passando per una vasta gamma di costruzioni tecniche sia per da donna che da uomo, dagli stili casual a quelli eleganti. E approfondire la conoscenza dei materiali, comprendendone le logiche di acquisto.
Il programma offre una duplice visione sul settore della calzatura: innovazione e tradizione. Gli studenti apprendono l’uso di software specifici per la modellazione 2D e 3D: realizzano un prototipo in microfibra progettato con questi strumenti e tagliato con macchinari all’avanguardia. Sperimentano, così, cosa significa realizzare un campione prima di iniziare la fase di prototipia e produzione. Gli studenti hanno anche l’opportunità di esplorare la propria creatività attraverso lo sviluppo di una collezione, progettando e creando un piano di merchandising, arricchendo così il portfolio base per il proprio marchio di calzature. Dopo aver acquisito competenze tecniche, lavorano a stretto contatto con artigiani italiani, nel laboratorio calzaturiero interno alla scuola, realizzando le proprie paia di scarpe (dalle sneaker alle décolleté, dai sandali alle allacciate).
Parte significativa del programma è dedicata, inoltre, al tutoraggio di startup di marchi: come lavorare con le fabbriche e come approcciarsi alle prime collezioni.
Visite organizzate alle maggiori aziende del settore, showroom e fiere specializzate completano la formazione, per preparare gli studenti ad abbracciare il settore calzaturiero.

Chiosiamo con le parole di Siro Badon: «Il lavoro di noi calzaturieri è bellissimo: coniuga manualità e creatività oltre a offrire possibilità molto concrete di inserirsi in uno dei comparti più prestigiosi del made in Italy».

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