Nella fabbrica calzaturiera fondata nel dopoguerra, quattro nipoti laureati in design, lingue, economia e ingegneria informatica tengono insieme lavorazione Goodyear, su misura, sneaker e innovazione. Sotto il marchio del 100% Made in Italy. Arsutoria School ha favorito il processo di innovazione aziendale.
C’è un’aula in via Ippolito Nievo, a Milano, dove il sabato mattina entrano persone che durante la settimana già lavorano. Qualcuno con anni di mestiere alle spalle, magari con figli da crescere. Come Silvia Baroli: madre, modellista, e da oltre dieci anni operativa nella fabbrica di famiglia a Gargallo, in provincia di Novara (un tempo chiamata ‘la seconda Vigevano’). Si è iscritta al ‘Corso Modelleria Scarpe del Sabato‘ di Arsutoria School. La domanda viene naturale: perché studiare per un mestiere che si pratica già?
LA FORMAZIONE SPINGE L’INNOVAZIONE
Silvia ha alle spalle una laurea in Design and Engineering al Politecnico di Milano, e dal 2013 lavora in azienda occupandosi di modelleria, tintura dei pellami e finissaggio. In fabbrica ha imparato osservando, provando, sbagliando. Le mancava qualcosa, però: un approfondimento tecnico, principi di modelleria, una guida chiara per tradurre la tradizione e farla dialogare con i nuovi macchinari che, intanto, entravano ad arricchire e innovare la linea produttiva. Il corso del sabato – una soluzione pensata proprio per chi già lavora a tempo pieno – le ha fornito regole e metodo. Da lì in avanti, i processi della Cesare Baroli si sono velocizzati e, soprattutto, sono diventati replicabili. Senza ripartire da capo ad ogni nuova richiesta.
Poi è arrivato il Covid. E con il Covid, una consapevolezza: nemmeno chi si è sempre distinto per una calzatura formale maschile di eccellenza poteva continuare a ignorare la sneaker. Così Silvia si è iscritta a un secondo percorso formativo Arsutoria, questa volta online. Torna di nuovo l’importanza di corsi flessibili dedicati a chi in fabbrica non può mancare. Oggi, l’azienda è in grado di pensare e realizzare anche linee di sneaker di alta qualità.
DOVE NASCE LA TRADIZIONE
Molte aziende calzaturiere italiane potrebbero raccontare una storia simile a quella del calzaturificio Cesare Baroli: il fondatore che coglie le occasione del dopoguerra, la crescita degli affari, i figli e poi i nipoti a guidare il cambiamento. È vero. Solo che qui la storia non funziona come semplice narrazione, agisce da motore. E per capire come, bisogna fare un passo indietro, fino al 1947.
Dopoguerra, un uomo, una sfida: Cesare Baroli avvia una piccola impresa di taglio pellami a Gargallo, in un Piemonte settentrionale che allora vantava un fiorente tessuto di maestri calzolai. Con gli anni l’azienda cresce. Sono proprio quelle botteghe storiche della zona a fornire la grammatica del mestiere. Si inseriscono i tre figli – Pietro, Savio e Lauro – e dal solo taglio si passa alla calzatura completa, sperimentando le tecniche più accreditate, fino alla lavorazione Goodyear. Doppia cucitura della suola al guardolo, la striscia di cuoio che segue il perimetro della scarpa e lega tomaia e fondo, entrambi in puro cuoio italiano.
Parafrasando: una scarpa Goodyear è per sempre, si risuola. È un classico maschile, ma anche una filosofia produttiva. Niente consumismo, acquisto mirato di un prodotto a cui affezionarsi. In parallelo, in quegli stessi anni, arrivano le collaborazioni con marchi noti della moda italiana, che vedono in Baroli un partner in grado di interpretarne le richieste senza tradirne lo standard qualitativo. Si collabora anche con la Formula 1 (scarpe create apposta per il pilota Juan Pablo Montoya) o per i professionisti del golf.
Oggi quei tre figli sono ancora una presenza viva. Lauro – l’unico fratello ancora in vita, modellista, montatore e rifinitore – è la memoria operativa della prima trasformazione, quando dalla bottega di taglio si passò alla scarpa finita. Savio e Piero sono i padri della terza generazione che ha preso in mano l’impresa di famiglia. Non mancano importantissime figure femminili: Donatella De Toffoli lavora nel reparto allestimento forme, preparazione tomaia e in manovia, mentre Elisabetta Gregori è responsabile del reparto di giunteria. Entrambe assistono i clienti per la misurazione del piede e la scelta delle calzature su misura. Entrambe sono madri dei quattro nipoti di Cesare. Quattro cugini, quattro lauree, quattro ricchi punti di vista su un mestiere che nessuno di loro aveva scelto come prima destinazione.
Silvia, design del prodotto al Politecnico di Milano, oggi modellista e responsabile della tintura del crust e del finissaggio. Clara, lingue e letteratura straniera alla Cattolica: responsabile del reparto di taglio, del piazzamento e della selezione pellami, oltre punto di riferimento per i clienti stranieri. Carlo, economia: si occupa delle questioni gestionali dell’azienda e segue di persona le fasi di montaggio. Filippo, ingegneria informatica al Politecnico di Torino: responsabile del taglio insieme a Clara, sviluppatore della parte informatica interna e meccanico per la manutenzione dei macchinari.
Ognuno di loro è tornato per amore di una fabbrica e di un mondo in cui sono cresciuti. E ognuno ha portato con sé qualcosa che, prima, non c’era: un metodo progettuale, una lingua straniera, una formazione gestionale, la programmazione informatica. Innovazione.

ARTIGIANI DEL XXI SECOLO
È un quadro che descrive cosa si intende quando si parla di “artigiani del ventunesimo secolo”. Non un’azienda che finge modernità, ma una bottega che la integra dove e quando serve. Per difendere e tramandare la lavorazione Goodyear bisogna saperla gestire con il CAD e quando serve prototiparla in 3D, accanto a cuciture ornamentali ancora eseguite con il saper fare artigianale. Per produrre una scarpa di alto livello bisogna scegliere adesivi ecologici all’acqua e pellami dalla concia anallergica. Per una scarpa sostenibile serve un impianto fotovoltaico da 30 kW che copre almeno il 70% del fabbisogno energetico aziendale e una visione che predilige durabilità e riparabilità del prodotto.

SU MISURA PERSONALIZZATO
L’azienda lavora con marchi della moda che alla qualità non vogliono rinunciare, e che trovano nella Cesare Baroli un fornitore capace di interpretare al meglio il loro stile. In parallelo continua il lavoro sul su misura. Determinare la calzata è quasi un rito: i dati di entrambi i piedi del cliente vengono rilevati, sia con uno scanner digitale che con il classico metro, e usati per costruire la forma. Da lì si parte per personalizzare il prodotto: oltre 100 modelli, oltre 100 pellami, 9 tipologie di suole, 25 finissaggi possibili. Vitello, cordovan, alligatore, pelle di razza, struzzo, persino elefante; cuciture ornamentali a mano, monogrammi tatuati sulla tomaia, iniziali in oro o argento, ricami. E ogni nuovo paio replica il comfort del precedente, grazie all’archivio forme sempre aggiornato.
Il marchio 100% Made in Italy, promosso da Confartigianato, qui non è una semplice etichetta. Ogni passaggio – ideazione, realizzazione, confezione – avviene nel laboratorio piemontese. Nel novembre 2008 la Regione Piemonte ha riconosciuto all’azienda il certificato di Eccellenza Artigiana. Sedici anni dopo, quel certificato pesa più di allora: significa aver superato due crisi globali, un passaggio generazionale, l’irruzione del digitale, una pandemia.
Cesare Baroli 1947 è un’eccellenza peculiare: custode della tradizione, affezionata alla qualità, capace di rinnovarsi.

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